Cessione del quinto: se mi licenzio possono trattenere anche la “buonuscita”?

Quando si parla di cessione del quinto dello stipendio, una delle domande che mi viene fatta più spesso è questa:
“Se mi licenzio e ho ancora una cessione del quinto in corso, mi trattengono anche la buonuscita?”
La risposta corretta è:
dipende da cosa si intende per “buonuscita”.
E proprio qui nasce la confusione.
Facciamo chiarezza una volta per tutte.
Cessione del quinto e fine del rapporto di lavoro: cosa succede davvero
La cessione del quinto è un finanziamento particolare, perché si basa su due garanzie precise:
- lo stipendio
- il TFR (Trattamento di Fine Rapporto)
Quando il rapporto di lavoro termina (per dimissioni, licenziamento o pensionamento),
la rata non può più essere trattenuta dalla busta paga.
A quel punto entra in gioco la seconda garanzia:
il TFR.
👉 Il TFR viene utilizzato per estinguere, in tutto o in parte, il debito residuo della cessione del quinto.
Su questo punto non ci sono dubbi.
Ma la “buonuscita” è sempre il TFR?
No, ed è qui che serve attenzione.
Nel linguaggio comune, con il termine buonuscita si indicano cose diverse, che non vanno confuse.
1️⃣ Il TFR (Trattamento di Fine Rapporto)
È la forma di “buonuscita” prevista dalla legge per i lavoratori dipendenti.
✔️
È sempre vincolato alla cessione del quinto
✔️ Può essere trattenuto dal datore di lavoro
✔️ Serve a coprire il debito residuo
Se il TFR è:
- sufficiente → il prestito si estingue e l’eventuale eccedenza torna al lavoratore
- insufficiente → interviene la polizza assicurativa prevista nella cessione del quinto
2️⃣ La “buonuscita” extra (incentivo, indennità, accordo)
In molti casi, però, per buonuscita si intende una somma aggiuntiva, come ad esempio:
- incentivo all’esodo
- indennità extra concordata
- somma una tantum prevista da accordi sindacali
- indennità di fine mandato (dirigenti, amministratori, agenti)
👉 Queste somme NON sono automaticamente collegate alla cessione del quinto.
Punto fondamentale:
La cessione del quinto NON si estende automaticamente a somme diverse dal TFR.
Quando una “buonuscita extra” può essere trattenuta?
Solo in casi particolari, ad esempio:
- se è esplicitamente prevista come garanzia nel contratto di finanziamento
- se c’è un pignoramento ordinario, che è cosa diversa dalla cessione del quinto
- se l’indennità è giuridicamente assimilata al TFR (evento raro e molto tecnico)
📌 In assenza di queste condizioni, la buonuscita extra resta al lavoratore.
Esempio pratico (chiarissimo)
Immaginiamo questo caso:
- Debito residuo cessione del quinto: 15.000 €
- TFR maturato: 20.000 €
- Incentivo all’esodo concordato: 10.000 €
👉 Cosa succede?
- La finanziaria può trattenere 15.000 € dal TFR
- I 10.000 € di incentivo all’esodo NON vengono toccati
- I 5.000 € di TFR residuo tornano al lavoratore
La frase da ricordare (e da chiedere al consulente)
La cessione del quinto copre stipendio e TFR, non le buonuscite extra, salvo accordi specifici o procedure giudiziarie.
Se un consulente non sa spiegarti questa differenza in modo chiaro, probabilmente non è uno specialista della cessione del quinto.
Quando si parla di licenziamento o dimissioni con una cessione del quinto in corso, è fondamentale:
- distinguere TFR da altre indennità
- sapere cosa può essere trattenuto e cosa no
- evitare paure inutili o false promesse
👉 Ogni situazione va valutata con attenzione, ma la legge tutela il lavoratore più di quanto spesso si creda.
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Se hai una cessione del quinto in corso e stai valutando un cambio di lavoro, dimissioni o un accordo di uscita, chiedi una consulenza prima di prendere decisioni.
📍 Opero a Reggio Emilia e Modena
📘 Autore di “La cessione del quinto fa per te?”
👉 Informarsi bene oggi evita problemi domani.









