La banca può controllare cosa si dice di te online prima di concederti un prestito?

Quando chiedi un prestito, probabilmente immagini che la banca guardi soprattutto due cose: quanto guadagni e se hai sempre pagato regolarmente i finanziamenti precedenti.
È vero, ma non è tutto.
Quando viene valutata una richiesta di finanziamento, vengono presi in considerazione diversi elementi.
- Il reddito.
- Il tipo di contratto di lavoro.
- Gli impegni finanziari già esistenti.
- Il rapporto tra reddito e rate.
- Il comportamento tenuto nei finanziamenti precedenti.
- La presenza di eventuali ritardi o insoluti.
In altre parole, la banca cerca di capire se quella nuova rata sia sostenibile.
Io utilizzo spesso un'espressione un po' diversa: la nuova rata deve essere un evento positivo nella tua vita, non l'inizio della fine...
Perché ottenere un finanziamento che poi non si riesce a restituire non è un buon risultato né per te né per chi ti ha prestato il denaro.
Le linee guida europee sulla concessione del credito richiedono infatti agli intermediari standard prudenti nella valutazione del merito creditizio e collegano questi processi anche agli obblighi di tutela del consumatore e antiriciclaggio.
Ma c'è un altro controllo del quale si parla molto meno.
Non esistono soltanto CRIF e le banche dati creditizie
Quando parliamo di banche dati, quasi tutti pensano immediatamente alla banche dati creditizie (ad esempio il CRIF).
"Sono segnalato?"
"Risulto cattivo pagatore?"
"Ho pagato regolarmente?"
Ma gli intermediari possono effettuare anche verifiche di natura differente.
Esistono servizi informativi che ricercano, per esempio, la presenza di:
- protesti e altri eventi pregiudizievoli;
- procedure concorsuali;
- informazioni provenienti da Adverse Media;
- liste di sanzioni internazionali;
- informazioni connesse a procedimenti processuali o attività di esecuzioni forzate;
- qualificazione come Persona Politicamente Esposta (PEP).
Su quest'ultimo punto tornerò con un articolo specifico, perché essere una persona politicamente esposta non significa affatto non poter ottenere un finanziamento. Comporta però specifici obblighi e controlli rafforzati per gli intermediari.
Cosa sono le “Adverse Media”?
Qui arriviamo alla parte che molti clienti non conoscono.
In termini molto semplici, si tratta della ricerca di informazioni negative pubblicamente disponibili, comprese quelle provenienti da fonti giornalistiche, che possono richiedere ulteriori approfondimenti sul profilo del cliente.
E questo significa una cosa abbastanza sorprendente: può emergere anche un vecchio articolo di giornale associato al tuo nome.
Naturalmente questo tipo di ricerca presenta anche un problema evidente: l'omonimia. L'identificazione avviene tramite nome e cognome e che, proprio per questo, un'informazione trovata potrebbe riferirsi a un'altra persona.
Le informazioni devono quindi essere considerate segnalazioni che possono richiedere ulteriori approfondimenti.
Non significa quindi:
“Google ha trovato qualcosa sul tuo nome, prestito rifiutato.”
La realtà è più complessa.
E se una persona ha avuto problemi con la giustizia molti anni fa?
Questa è la domanda più delicata.
Immaginiamo una persona che in passato abbia commesso un reato.
È stata condannata.
Ha scontato la propria pena.
Sono trascorsi degli anni.
Oggi lavora regolarmente, percepisce uno stipendio e vuole chiedere un prestito personale o una cessione del quinto.
Può ottenere credito?
Sì, la presenza di una vicenda giudiziaria passata non equivale di per sé a un divieto generale di ottenere un prestito.
Ma questo non significa che tutti gli intermediari valutino allo stesso modo una situazione del genere.
Alcune banche temono "il rischio reputazionale" per aver finanziato persone per le quali siano presenti on line informazioni negative o controverse.
Le banche hanno proprie politiche di rischio, procedure interne e obblighi di adeguata verifica. In presenza di determinati elementi possono essere richiesti approfondimenti e la valutazione può diventare più complessa.
Le disposizioni della Banca d'Italia prevedono, nei casi a rischio più elevato, anche l'acquisizione e la valutazione di maggiori informazioni sulla reputazione del cliente.
Ed è qui che arriviamo a un concetto che ripeto spesso.
Un “no” di una banca non significa necessariamente “no” per tutte
Questo è uno degli errori più frequenti quando si cerca un finanziamento.
Una banca rifiuta la pratica e il cliente pensa: “Allora non sono finanziabile.”
Non necessariamente.
Può significare semplicemente che quell'operazione non rientra nei criteri di quell'intermediario.
Un altro istituto può avere politiche differenti.
Questo vale per moltissimi aspetti del credito e può valere anche quando emergono elementi che richiedono verifiche ulteriori.
Attenzione però: questo non significa cercare una banca che “non controlla”.
I controlli devono essere fatti.
Il punto è un altro.
Bisogna conoscere gli intermediari, sapere come impostano le proprie valutazioni e capire dove una determinata situazione può essere correttamente analizzata anziché essere incompatibile a priori con le politiche adottate da uno specifico soggetto finanziatore.
Ed è qui che cambia il lavoro del consulente
Se lavori con una sola banca hai, inevitabilmente, le politiche di credito di quella banca.
Se quella determinata situazione non rientra nei suoi criteri, la risposta può essere semplicemente: no.
Come collaboratore di una società di mediazione creditizia, invece, posso lavorare con più intermediari.
E questo cambia il punto di partenza.
Non significa poter ottenere un finanziamento per chiunque.
Non significa aggirare controlli.
E certamente non significa nascondere informazioni alla banca.
Significa una cosa molto più seria:
conoscere prima il problema e cercare l'intermediario le cui politiche consentano di valutarlo correttamente.
Perché il lavoro di un consulente del credito non dovrebbe essere prendere una pratica e mandarla alla prima banca disponibile.
Dovrebbe essere capire che pratica ha davanti prima ancora di decidere dove presentarla.
Prima capire. Poi presentare.
È la stessa filosofia che abbiamo visto parlando dei prestiti rifiutati.
A volte il lavoro migliore che posso fare per un cliente non è presentare immediatamente una richiesta.
È fermarmi.
Analizzare la situazione.
Capire cosa potrebbe bloccarla.
E soltanto dopo scegliere dove e come presentarla.
Perché dietro un rifiuto può esserci il reddito.
Può esserci troppo indebitamento.
Può esserci il merito creditizio.
Può esserci una richiesta precedente.
Ma qualche volta può esserci qualcosa che il cliente non immaginava nemmeno sarebbe stato controllato.
Ed è proprio per questo che continuo a sostenere una cosa:
nel credito, sapere dove presentare una pratica è importante quasi quanto sapere se presentarla.
Se hai ricevuto un rifiuto nonostante un reddito regolare e una buona storia creditizia, prima di presentare altre richieste può essere utile capire che cosa abbia realmente determinato quel no.
È da lì che dovrebbe partire una consulenza.
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