Perché la banca può rifiutare un mutuo anche se la rata è sostenibile?

Molte persone sono convinte che esista una regola molto semplice per ottenere un mutuo:
"Se la rata non supera un terzo dello stipendio, il mutuo viene concesso."
In realtà non è così.
Il rapporto tra rata e reddito è certamente uno degli elementi più importanti che una banca valuta, ma non è l'unico.
C'è un altro aspetto, meno conosciuto ma altrettanto importante: quanto denaro rimane alla famiglia dopo aver pagato la rata del mutuo.
È un concetto che, nel linguaggio bancario, viene spesso definito reddito residuo che è legato alla soglia di sussistenza (o di povertà).
Non basta riuscire a pagare la rata
Immaginiamo una persona con uno stipendio netto di 1.700 euro al mese.
Applicando la classica regola del 35%, la rata massima potrebbe aggirarsi intorno ai 595 euro.
Sulla carta il rapporto rata/reddito sarebbe rispettato.
Ma la domanda che alcune banche si pongono è un'altra:
Dopo aver pagato la rata, questa persona avrà ancora un reddito sufficiente per vivere serenamente?
Ed è qui che entra in gioco il concetto di soglia si sussistenza.
Che cos'è la soglia di sussistenza?
La soglia di sussistenza (o di povertà, anche se questa definizione non mi piace molto) determina il reddito residuo che è molto semplice da capire.
È il denaro che rimane ogni mese dopo aver pagato tutte le principali uscite ricorrenti, in particolare la rata del mutuo.
Con quel denaro una persona deve continuare a sostenere tutte le spese della vita quotidiana:
- alimentazione;
- utenze;
- trasporti;
- abbigliamento;
- salute;
- imprevisti.
Per questo motivo alcune banche, oltre a verificare il rapporto rata/reddito, valutano anche se il reddito residuo sia ritenuto sufficiente.
Cosa c'entra l'ISTAT?
L'ISTAT non stabilisce le regole per concedere un mutuo.
Il suo compito è diverso.
Ogni anno elabora statistiche che stimano la spesa minima necessaria per acquistare beni e servizi essenziali, tenendo conto di diversi fattori:
- composizione del nucleo familiare;
- area geografica;
- dimensione del comune di residenza.
Questi dati servono principalmente per misurare la povertà assoluta in Italia.
Pur non essendo parametri vincolanti per gli istituti di credito, rappresentano un riferimento statistico interessante per comprendere quale possa essere il livello minimo di spesa necessario per vivere.
Per questo motivo, alcune banche possono considerare anche il reddito residuo nelle proprie valutazioni interne, mentre altre applicano criteri differenti.
Un esempio pratico
Prendiamo il caso di una persona single residente a Reggio Emilia.
Secondo le elaborazioni ISTAT riferite al 2024, la spesa minima necessaria per sostenere i consumi essenziali era pari a circa 1.024 euro al mese.
Immaginiamo uno stipendio netto di 1.500 euro.
Una rata di 450 euro rispetta perfettamente il classico rapporto del 30%.
Ma, una volta pagata la rata, rimangono soltanto 1.050 euro.
Siamo molto vicini a quella soglia statistica.
In situazioni di questo tipo alcune banche potrebbero valutare con maggiore prudenza la pratica, mentre altre potrebbero utilizzare criteri interni diversi.
Ecco perché due istituti possono arrivare a conclusioni differenti pur partendo dagli stessi documenti.
Ogni banca ha le proprie politiche di credito
Questo è uno degli aspetti meno conosciuti.
Non esiste una legge che imponga a tutte le banche lo stesso metodo di valutazione.
Ogni istituto costruisce le proprie politiche di rischio.
Alcuni attribuiscono molta importanza al reddito residuo.
Altri si concentrano maggiormente su altri elementi, come la stabilità lavorativa, il patrimonio, la storia creditizia o la presenza di altri finanziamenti.
È anche per questo motivo che un mutuo rifiutato da una banca può, in alcuni casi, essere approvato da un'altra.
Il valore di un consulente
Molti pensano che il lavoro di un mediatore creditizio sia semplicemente confrontare i tassi di interesse.
In realtà il valore aggiunto è molto più ampio.
Conoscere il modo in cui i diversi istituti valutano una pratica permette di individuare la banca più adatta alla situazione specifica del cliente.
Non significa cercare scorciatoie.
Significa presentare il progetto alla banca che ha maggiori probabilità di comprenderlo e valutarlo correttamente.
Dietro un mutuo non ci sono solo numeri
Quando una famiglia decide di acquistare una casa, non sta semplicemente chiedendo un finanziamento.
Sta costruendo un progetto di vita.
Per questo motivo credo che la domanda più importante non sia:
"Qual è la rata massima che posso permettermi?"
Ma piuttosto:
"Dopo aver pagato la rata, continuerò a vivere con serenità?"
È una differenza sottile.
Ma spesso è proprio quella che distingue un mutuo sostenibile da un mutuo che rischia di diventare un peso.
Hai un progetto da realizzare?
Se stai valutando un mutuo e vuoi capire quale potrebbe essere la rata realmente sostenibile per la tua situazione, scrivimi su WhatsApp.
Analizzeremo insieme non solo il rapporto rata/reddito, ma l'intero equilibrio economico della tua famiglia.
Perché il mutuo migliore non è quello che ti permette semplicemente di comprare casa.
È quello che ti consente di continuare a viverci serenamente.









