Cessione del quinto per neoassunti: la storia di Piero e di un finanziamento che sembrava impossibile

Dietro ogni pratica c'è una persona
Episodio 5
Qualche giorno fa mi contatta un collega, agente in attività finanziaria monomandatario di una delle più grandi banche italiane e mi chiede se posso dare una mano a un suo cliente che si chiama Piero.
La situazione, almeno sulla carta, non è delle più semplici. Piero lavora come dipendente di un'azienda privata, ma è stato assunto da appena quattro mesi. Inoltre, presenta alcune problematiche nelle banche dati creditizie.
Il collega aveva già valutato la possibilità di una cessione del quinto, ma non riusciva a trovare una soluzione con la sua banca mandante perchè non rientrava nei parametri per una approvazione.
Eppure, invece di liquidare Piero con un semplice "mi dispiace, non possiamo fare nulla", ha deciso di chiamarmi.
E questa è già una bella storia.
Perché il collega ha pensato proprio a me?
Prima di raccontarti come è andata, voglio soffermarmi su un particolare: questo collega conosce il mio lavoro da tempo, sa come tratto le persone e conosce l'attenzione che metto anche nelle pratiche più complicate.
Mi ha detto più volte di considerarmi una delle poche persone veramente serie del settore. Sono parole sue, non mie.
Naturalmente mi fanno piacere, ma soprattutto mi responsabilizzano.
Perché quando un collega ti affida un proprio cliente, ti sta affidando anche qualcosa di molto importante: la sua fiducia.
E quella fiducia bisogna meritarsela.
Cessione del quinto con quattro mesi di anzianità: è possibile?
Torniamo a Piero.
Per capire il problema bisogna sapere come funziona la cessione del quinto per i dipendenti privati. Molte finanziarie, nella valutazione della pratica, tengono conto anche del TFR maturato, che può rappresentare una forma di garanzia dell'operazione.
In diversi casi, l'importo finanziabile è collegato anche all'ammontare di questo TFR, oltre che ad altri parametri come il reddito, l'azienda, l'anzianità lavorativa e le condizioni assicurative.
E quanto TFR può aver accumulato una persona assunta da appena quattro mesi? Ovviamente pochissimo.
Per alcune finanziarie, quindi, la pratica può risultare non fattibile, oppure l'importo ottenibile può essere insufficiente rispetto alle necessità del cliente.
Ma attenzione.
Il fatto che una finanziaria non possa concederti un finanziamento non significa che nessun'altra possa farlo.
Le politiche di valutazione non sono tutte uguali.
Ed è proprio qui che entra in gioco la conoscenza del mercato.
Una soluzione che il collega non conosceva
Esistono banche che, a determinate condizioni, valutano anche operazioni di cessione del quinto per dipendenti privati con pochissima anzianità lavorativa.
Non significa che tutti i neoassunti possano ottenere un finanziamento.
E non significa neppure che le problematiche nelle banche dati siano irrilevanti. Significa semplicemente che bisogna conoscere le possibilità disponibili e verificare se quella specifica situazione rientra nei parametri richiesti.
Ho quindi studiato la pratica.
Ho verificato le caratteristiche dell'impiego, la situazione di Piero e le condizioni applicabili.
Alla fine sono riuscito a formulare una proposta: 7.500 euro da restituire in 60 mesi.
Un risultato che ha sorpreso anche il collega, ormai convinto che non ci fossero possibilità concrete.
Naturalmente una proposta non equivale a una delibera definitiva: la concessione resta soggetta alle verifiche e all'approvazione della banca.
Ma avevamo finalmente individuato una strada percorribile.
E fin qui potresti pensare che questa sia soltanto la storia di un consulente che conosce un prodotto finanziario poco diffuso.
In realtà, la parte più importante deve ancora arrivare.
Poi ho scoperto a cosa servivano quei 7.500 euro
Dopo avergli comunicato la soluzione individuata, il collega mi ha scritto un messaggio.
Un messaggio che mi ha fatto vedere tutta la vicenda con occhi diversi. Mi ha detto, più o meno:
"Grazie davvero. Ci tengo molto ad aiutare questi clienti. Hanno perso da poco una figlia e con questi soldi devono finire di pagare le spese funerarie e la lapide."
Ecco. Fermiamoci un momento. Per noi che lavoriamo nel credito, 7.500 euro possono essere semplicemente l'importo di un finanziamento.
Una pratica. Un preventivo. Una rata. Un contratto.
Ma per quelle persone erano i soldi necessari per affrontare le spese legate alla perdita di una figlia.
Non erano soldi per comprare qualcosa di superfluo.
Erano soldi che una famiglia cercava per far fronte a un momento terribile della propria vita.
E improvvisamente quei 7.500 euro hanno assunto un significato completamente diverso.
Non sempre un "no" significa che non esiste una soluzione
Nel mio lavoro incontro spesso persone che arrivano dopo aver ricevuto un rifiuto.
Qualche volta quel rifiuto è assolutamente giustificato.
Ci sono situazioni nelle quali concedere un nuovo finanziamento sarebbe rischioso o addirittura dannoso per il cliente.
E in quei casi sono il primo a consigliare di non procedere.
Ma altre volte il problema è diverso.
Non è detto che il cliente non possa essere finanziato. Può semplicemente darsi che l'intermediario al quale si è rivolto non abbia una soluzione adatta a lui.
È una differenza enorme.
Il collega di questa storia avrebbe potuto fermarsi davanti ai limiti dei prodotti della banca che rappresenta.
Invece ha fatto qualcosa che considero molto professionale.
Ha riconosciuto un limite operativo e ha cercato qualcuno che potesse aiutare la sua cliente.
Non ha messo al primo posto la possibilità di concludere personalmente l'operazione.
Ha messo al primo posto la persona.
E questo, nel nostro settore, dovrebbe essere normale.
Purtroppo non sempre lo è.
Il valore di un consulente non si misura soltanto dai finanziamenti che fa approvare
Faccio questo mestiere da tanti anni e più passa il tempo, più mi convinco di una cosa: un buon consulente non è quello che promette di ottenere un finanziamento a chiunque.
È quello che sa distinguere una pratica impossibile da una pratica difficile.
Che conosce le differenze tra i prodotti e le politiche delle varie banche e finanziarie.
Che sa quando vale la pena approfondire e quando invece è più corretto fermarsi.
E soprattutto, che non dimentica mai che dall'altra parte della scrivania c'è una persona.
In questa storia ci sono due professionisti che hanno fatto la loro parte.
Un collega che non ha abbandonato un cliente davanti alla prima difficoltà.
E un consulente che ha cercato una strada alternativa.
Non sappiamo ancora se la proposta si trasformerà in un finanziamento erogato.
Ma sappiamo di aver fatto una cosa importante: non abbiamo confuso una difficoltà con una sentenza definitiva.
Dietro ogni pratica c'è una persona
Questa è la quinta puntata della serie Dietro ogni pratica c'è una persona.
E forse il messaggio di questa storia è proprio questo: Dietro una richiesta di finanziamento può esserci un progetto, una difficoltà, una speranza. Qualche volta anche un dolore che non possiamo nemmeno immaginare.
Per questo non mi piace trattare le persone come numeri.
E per questo credo che la competenza, senza umanità, non sia sufficiente.
Se hai ricevuto un rifiuto, oppure ti hanno detto che con poca anzianità lavorativa non puoi ottenere una cessione del quinto, non significa necessariamente che non esistano alternative.
Puoi approfondire il funzionamento della cessione del quinto a Reggio Emilia oppure contattarmi per valutare la tua situazione.
Non ti prometterò un finanziamento.
Ti prometto che, prima di darti una risposta, cercherò di capire se esiste una soluzione adatta a te.
Perché dietro ogni pratica c'è una persona. E quella persona merita di essere ascoltata.
Contattami tramite WhatsApp.
Nota: Piero è un nome di fantasia. Alcuni dettagli sono stati omessi per tutelare la riservatezza delle persone coinvolte.









